
Ex Palazzo Michelin: una presenza architettonica riconoscibile, con un carattere razionalista da preservare e una posizione strategica nel tessuto urbano milanese. Un edificio luminoso con ampie viste sullo skyline di Milano, ricco di potenziale seppur privo di una relazione diretta con la città e con la vita quotidiana delle persone.

Una tensione tra identità e trasformazione
Il progetto nasce dalla tensione tra la necessità di custodire l’identità dell’edificio e quella di trasformarlo in un luogo più aperto, efficiente e abitabile. La facciata storica viene riletta senza cancellarne il carattere, aumentando trasparenza, prestazioni e contemporaneità. Il piano terra, prima angusto e poco permeabile, diventa una nuova soglia urbana: un punto di accesso, accoglienza e relazione con Corso Sempione.
Come può un edificio dall’immagine vincolata tornare a parlare alla città contemporanea?

Una trasformazione dietro le quinte
La trasformazione si amplia nel cuore più nascosto del complesso. Quello che era un cortile interno prevalentemente funzionale, percepito come retro, spazio di servizio e luogo di semplice attraversamento, viene reinterpretato come unanuova oasi verde: un ambiente comune capace di restituire valore, qualità e centralità a una porzione finora poco valorizzata dell’edificio.

Il cortile diventa così un nuovo paesaggio abitabile, pensato per accogliere modalità d’uso diverse nell’arco della giornata: lavoro informale, pausa, incontro, attesa e socialità. Non più uno spazio residuale, ma una soglia attiva tra interno ed esterno, in grado di ampliare l’esperienza quotidiana degli utenti e offrire nuove occasioni di relazione.

La natura entra nel progetto come vera infrastruttura di benessere: contribuisce al comfort microclimatico, sostiene la biodiversità, migliora la percezione dello spazio e introduce una dimensione più calma, accogliente e rigenerativa. Il verde non agisce come elemento decorativo, ma come dispositivo capace di trasformare l’atmosfera del luogo e generare qualità nel tempo.


Un ecosistema di lavoro esteso
Gli ambienti di lavoro vengono ripensati per rispondere a bisogni sempre più fluidi e mutevoli: concentrazione e collaborazione, efficienza e comfort, privacy e condivisione non sono più condizioni separate, ma dimensioni che si alternano nelcorso della stessa giornata. Il progetto lavora su questa complessità, costruendo spazi capaci di supportare attività diverse senza irrigidirne l’uso.
Gli interni si aprono a nuove possibilità di relazione con l’esterno, mentre la corte diventa parte integrante dell’esperienza lavorativa. Non più semplice affaccio o spazio accessorio, ma un’estensione naturale dell’ufficio: un luogo dove lavorare in modo informale, incontrarsi, fare pausa o ritrovare concentrazione in un contesto più aperto e rigenerativo.
Il dialogo tra interno ed esterno amplia così i confini dell’ambiente di lavoro, trasformando la corte in un paesaggio abitabile: uno spazio intermedio, accogliente e versatile, capace di generare benessere, favorire nuove modalità di relazione e restituire qualità alla quotidianità professionale.

Nell’attacco a terra. il progetto si innesta con delicatezza sull’identità esistente dell’edificio. Il pavimento chiaro, continuo e minerale dialoga con il muro originale a piccoli inserti vitrei, preservandone la memoria materica e trasformandolo in fondale attivo della nuova esperienza. Le superfici verdi a terra disegnano isole morbide e riconoscibili che accompagnano i flussi e definiscono aree di sosta. All’interno dello spazio, il verde costruisce un basamento abitabile: una soglia tra architettura e paesaggio interno, capace di mitigare la scala monumentale dell’atrio e rendere più fluida la relazione tra percorsi, attese e momenti informali.

Un nuovo valore urbano
Rigenerare Corso Sempione 68 significa restituire valore non solo a un edificio, ma a un intero frammento di città. Il progetto interviene su spazi oggi percepiti come secondari — il cortile interno, le aree di attraversamento, gli affacci meno rappresentativi — e li trasforma in luoghi condivisi, riconoscibili e capaci di costruire nuove relazioni tra edificio, utenti e contesto urbano.
Il nuovo involucro contribuisce al miglioramento delle prestazioni energetiche, del comfort interno e della qualità ambientale degli spazi di lavoro; il verde, integrato sia negli ambienti interni sia nella corte, diventa infrastruttura attiva per biodiversità, benessere e mitigazione microlimatica.
Il progetto costruisce così una rigenerazione integrata, in cui memoria e innovazione non si contrappongono, ma si rafforzano a vicenda. L’identità storica dell’edificio viene preservata e reinterpretata attraverso nuovi dispositivi spaziali, materici e paesaggistici, capaci di renderlo più aperto, accessibile e contemporaneo.
